venerdì 15 maggio 2020

L'evoluzione della fotografia ai tempi d'oggi: photoshop come mezzo per la ricerca dell'immagine perfetta

Oggi molti giovani, al fine di apparire meglio nelle foto, ricorrono spesso a programmi che migliori un'immagine, rimuovendo particolari indesiderati o poco gradevoli alla vista: il prediletto per apportare tali modifiche è Photoshop. Il programma, infatti, è in grado di effettuare ritocchi di qualità professionale alle immagini, offrendo enormi possibilità creative grazie ai numerosi filtri e strumenti che permettono di emulare le tecniche utilizzate nei laboratori fotografici per il trattamento delle immagini, le tecniche di pittura e di disegno. Un'importante funzione del programma è data dalla
possibilità di lavorare con più livelli, permettendo di gestire separatamente le diverse componenti che costituiscono l'immagine principale. Tale programma è nato nel 1990 ad opera dei fratelli Thomas e John Knoll, figli di un fotografo, che lo idearono per agevolare il lavoro del padre.
Oggi  tra i più usati al mondo perché viene utilizzati sia da ragazzi per divertimenti che per scopi professionali, come la creazione di loghi, banner e molto altro. Con esso si possono o inserire o togliere gli sfondi per realizzare immagini render, farsi più belli rimuovendo le rughe o apparire fisicamente più gradevoli, come succede per i divi di Hollywood.


Fonti:https://it.wikipedia.org/wiki/Adobe_Photoshop
          https://www.scuolissima.com/2013/05/cose-photoshop-ed-cosa-serve.html

giovedì 14 maggio 2020

Un rappresentante dell'immagine: Vance Packard e il "Persuasori occulti" - STEP #16

Tutto cambiò con l'avvento della televisione: questo nuovo artefatto entrò nelle case di ogni famiglia, tenendo compagnia a queste in ogni momento della giornata, cambiando profondamente il modo di accedere alle informazioni, diventando così reperibili a tutti. Questo piccolo schermo fu il mezzo che, secondo Vince Packard, segnò una vera e propria rivoluzione economico-sociale, iniziata nel XX secolo e di cui ne risentiamo gli effetti ancora adesso, i quali sono amplificati a dismisura dall'avvento delle nuove tecnologie soprattutto nel campo delle comunicazioni di massa. Basandosi su un lungo e attento studio di documenti e interviste, l'obiettivo di Packard è quello di illuminare i lettori su come il capitalismo americano (e quindi di conseguenza tutta l'economia mondiale), verso la fine degli anni cinquanta, decide di risolvere un  problema: creare mercati sufficienti per una produzione sempre più aggressiva in termini quantitativi. Economicamente parlando: evitare le crisi di sottoconsumo. In un mondo che infatti è appena uscito dal suo secondo conflitto mondiale, gli stati hanno la necessità di far ripartire la propria macchina produttiva, risollevando l'economia nazionale dagli effetti che la II Guerra Mondiale comportò. In particolar modo, l'industria è più che mai in fermento considerati gli ingenti danni provocati dalla devastazione della guerra.
Ed è proprio qui che interviene la pubblicità, definita appunto dal sociologo come un "persuasore occulto", un entità cioè non manifesta che tuttavia si mostra capace di controllare le nostre scelte.
Dalla lettura dell'opera si può facilmente dedurre che nessuna sfera della vita era al sicura da quelli che verranno poi definiti dei veri e propri psicologi della società di massa: infatti, la nuova generazione degli agenti pubblicitari stravolsere le regole del gioco, facendo assumere al consumatore un ruolo centrale nella scena. I prodotti erano da sempre sottoposti a studi ma mai prima di allora ci si era chiesto il motivo per cui la massa dovesse essere tantata a compiere l'acquisto.
Packard aveva capito che i consumatori dovevano essere sottoposti ad analisi più meticolose. Era necessario entrare nelle loro teste per comprendere il processo alla base delle loro pulsioni di acquisto. I sondaggi e i focus group erano per Packard lo strumento più adatto. Non si trattava quindi di inserire fotogrammi in una pellicola per accendere un desiderio in modo subliminale. L’obiettivo era quello di acquisire informazioni dettagliate per produrre pubblicità sempre più efficaci.
All’epoca dei grandi illusionisti e prima della nascita della psicologia cognitiva si pensava che con la giusta parola si potesse aprire e controllare la mente di un individuo. Gioie, paure, angosce che galleggiavano nell’inconscio sarebbero deflagrate al momento giusto. "Il prodotto non soltanto dev’essere buono ma deve esercitare una suggestione sui nostri sentimenti annidati nei recessi della psiche." Alla pubblicità insomma si attribuiva il potere di aggirare il raziocino delle persone e di cambiarne i gusti.
Sei quello che possiedi e aspettare che un prodotto si deteriorasse o che passasse lentamente di moda era un sacrificio che il marketing pubblicitario non era disposto più a sopportare. L’idea di un invecchiamento psicologico iniziò a circolare tra gli addetti ai lavori per far sì che ad esempio "il cliente si vergogni a guidare la stessa auto per più di due o tre anni". Naturalmente il mercato automobilistico sperimentò altre tecniche di persuasione che possiamo trovare anche nelle pubblicità attuali. Basti pensare al concetto che "quando compro un’automobile io dico, in un certo senso, voglio una macchina che mi definisca". L’approccio scientifico stava producendo i suoi frutti e ben presto fu sperimentato anche durante le elezioni presidenziali del 1956. Packard non gradì che la manipolazione avvenisse a livello politico. Gli elettori indecisi cadevano sotto il fuoco incrociato di presunte dichiarazioni e pittoresche immagini dei candidati e delle loro mogli. Le fake news diciamo che ne sono in qualche modo la diretta conseguenza.




Fonti: https://www.dirtywork.it/blog/i-persuasori-occulti-appunti-sul-libro-di-vance-packard/
Immagini: https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/11/F-1.jpg 

mercoledì 13 maggio 2020

I limiti del progresso visto da uno schermo: la comprensione limitata alle immagini - STEP #15

E. Gombrich scriveva “Siamo alle soglie di una nuova epoca storica in cui alla parola scritta succederà l’immagine.”

Oggigiorno viviamo in una società dominata dalle immagini in cui la comunicazione passa attraverso foto e video e, anche se a volte appare scontato, ogni ambito della nostra vita ne è influenzato.

Che si tratti di promozione o che il fine sia la vendita di un bene, l’informazione viene mediata sempre più velocemente e le immagini diventano il carburatore che miscela contenuto e forma nel più breve tempo possibile. Seguendo questa linea guida. molte campagne pubblicitarie mirano a proporre un prodotto solo con immagini, presentandolo come unico nel suo genere e  il migliore tra ogni futura alternativa. Lo scopo della pubblicità/immagine diventa quindi quello di stimolare una propensione al consumo o prima ancora un’intenzione all’acquisto.

Ma l’informazione solo per immagini, quali svantaggi si porta dietro? In relazione ai limiti del progresso è inevitabile che, in un mondo sempre più oppresso dalla continue esigenze di produzione, l'uomo si perda il senso critico, lasciandosi abbagliare dai messaggi pubblicitari che mostrano il prodotto pubblicizzato solamente in superficie.

Sicuramente sarà sempre più difficile ritrovare una pubblicità simile a quella riportata qui a fianco (immagine pubblicitaria promossa da Coca-Cola Company negli anni '60) in quanto, a problemi moderni, sono richiesti approcci più vicini alla contemporaneità, soluzioni che possono essere riassunte nell'immediatezza di un immagine.  











Fonti: https://www.shapebureau.com/potere-delle-immagini-nella-comunicazione/
Immagini: Pubblicità Coca-Cola anni '60
                  Pubblicità Coca-Cola oggi

sabato 9 maggio 2020

La nascita del passato nel presente: così nacque la fotografia

La fotografia è una tecnica di produzione d'immagini, ottenuta grazie ad un'azione chimica esercitata dalla luce o da altre forme d'energia.
Non si può definire una data e un inventore specifico della fotografia, perché è un avvenimento che si
è evoluto nel corso dei secoli, preparato da intuizioni diverse, da ricerche e conferme.

Possiamo risalire fino ad Aristotele, vissuto nel IV sec. a.C. e alle sue osservazioni sulla luce, sui colori e sul senso della vista.
I primi veri studiosi però (1400), che con la camera oscura, sono arrivati alla scoperta della tecnica della fotografia, sono gli arabi AI-Kindi e AI-Hazen.
Essi osservarono che all'interno di una camera buia, praticando un piccolo e sottile foro su di una parete, si può vedere un'immagine confusa dell'esterno proiettata capovolta sulla parete opposta.

Ma come nacque la fotografia? II semplice foro, durante il `600, viene sostituito da una lente a menisco: la figura era piuttosto imprecisa a causa della cattiva qualità degli obbiettivi.
Un'altra teoria risale alla fine dei Medioevo, quando gli alchimisti, facendo riscaldare il cloruro di sodio (o sale da cucina) insieme con l'argento, avevano scoperto che dal sale si liberava un gas, il cloro, il quale combinandosi con l'argento, provocava la formazione di un composto, il cloruro d'argento, bianco nell'oscurità, ma violetto o quasi nero con l'esposizione ai raggi del sole.
Era quindi naturale che, ad un certo punto, nascesse l'idea di utilizzare la singolare proprietà dei raggi
luminosi per ottenere immagini sulla superficie di sostanze chimiche sensibili alla luce.
Nel '700, illustri chimici tentarono di risolvere il problema, ma riuscirono ad ottenere solo contorni d'immagini, cioè silhouettes (il nome deriva da Stefano Silhouettes che fu l'iniziatore della moda di farsi fare il ritratto). II chimico tedesco Johann Heinrich Schulze “battezzò” già nel '700 la fotografia.
Un altro collaboratore fu Niepce, il primo ad ottenere qualcosa con delle lastre di metallo ricoperte di bitume di giudea (sostanza che schiarisce debolmente alla luce).


Fonti: https://doc.studenti.it/riassunto/fotografia/breve-storia-fotografia.html
           http://www.linearossage.it/storia/storia-della-fotografia-in-breve/#:~:text=La%20storia%20della%20fotografia%20in%20breve,nascente%20borghesia%20e%20il%20popolo.

giovedì 7 maggio 2020

L'immagine dell'impossibile: come oggi è possibile fotografare i buchi neri - STEP #14

A poco più di un anno dall'evento, l'uomo diffondeva l’immagine elaborata dal progetto  internazionale Event Horizon Telescope: era il 10/04/2020 e su tutti i media non si faceva altro che parlare della prima fotografia a un buco nero. Per la prima volta nella storia infatti, è stato possibile immortalare ciò che fino a quel momento era stato invisibile per definizione, dando per la prima volta un volto a quello che Albert Einstein aveva teorizzato un secolo prima. Infatti il fisico tedesco, partendo dalle sue teorie, ipotizzo la presenza di tali corpi celesti, senza però poterne dimostrare l'effettiva esistenza (in quanto all'epoca, il progresso tecnologico non era sufficientemente avanzato per poter osservare tali campi gravitazionali); per affermare la veridicità delle tesi einsteiniane bisognerà aspettare il 2016 quando grazie alle onde gravitazionali si riuscì ad osservare questa enorme quantità di materia raccolta in un sol punto. L'EHT, acronimo indicante gli otto radiotelescopi situati in ogni angolo del pianeta dopo anni di lavoro - ne hanno finalmente svelato la forma, annunciando quella che è stata definita la “foto del secolo”, la prima immagine diretta della fascia più interna che avvolge un buco nero (M87). "Con questo esperimento abbiamo dimostrato che i buchi neri esistono, e che possono essere studiati con osservazioni astronomiche", spiegò Ciriaco Goddi, astronomo delle Università di Nijmegen e di Leiden e segretario del consiglio scientifico di EHT. "Provare l’esistenza di questi corpi celesti riveste un’importanza fondamentale nella nostra concezione dell’universo". La rappresentazione fornitaci ad anello è frutto di vari metodi di calibrazione e di imaging, i quali hanno rivelato una struttura ad anello con una regione centrale scura – l’ombra del buco nero – risultato che ritorna nelle molteplici osservazioni indipendenti fatte dall’Eht. Le osservazioni dell’Eht sono state possibili grazie alla tecnica nota come Very-Long-Baseline Interferometry (Vlbi) che sincronizza le strutture dei telescopi in tutto il mondo e sfrutta la rotazione del nostro pianeta per andare a creare un enorme telescopio di dimensioni pari a quelle della Terra in grado di osservare ad una lunghezza d’onda di 1,3 mm.




Considerazioni personali:
E' impossibile non definire il progresso tecnologico che stiamo vivendo come straordinario: in poco più di un secolo siamo riusciti ad evolverci sotto il punto di vista tecnico più di quanto non sia mai stato fatto durante tutta la storia dell'umanità. Siamo riusciti a conquistare lo spazio, quel limite invalicabile che per molte generazioni è stato visto come il limite assoluto per l'uomo, che ha ispirato storie fantascientifiche legate all'ignoto. Oggi, invece, siamo capaci non solo di vedere gli angoli più remoti della nostra galassia ma possiamo arrivare anche ad osservare eventi distanti 53 milioni di anni luce dalla Terra, osservando eventi si pensava fossero inesistenti dai nosti padri.

Fonti: https://www.focus.it/scienza/spazio/la-prima-foto-di-un-buco-nero
           https://tg24.sky.it/scienze/2020/04/08/prima-foto-buco-nero-anniversario
           https://www.media.inaf.it/2019/04/10/prima-foto-buco-nero/
Immagine: https://images.wired.it/wp-content/uploads/2019/04/10172029/buconeroM87EHT-2.jpg

mercoledì 6 maggio 2020

Con lo studio dell'ottica nasce l'immagine nell'ingegneria - STEP #13

L'uomo da sempre ha avuto l'ambizione di correlare la realtà che lo circonda con leggi fisiche. In particolare, il sottile rapporto che lega l'uomo con il mondo esterno passa attraverso la vista, senso che è stato ampiamente trattato anche come materia scientifica: la primordiale forma di scienza applicata alle immagini è la geometria ottica. Tale disciplina è la branca più primordiale dell'ottica: essa studia i fenomeni ottici assumendo che la luce si propaghi mediante raggi rettilinei. Dal punto di vista dell'ottica ondulatoria essa è valida quando la luce interagisce solo con oggetti di dimensioni molto maggiori della sua lunghezza d'onda. Con questa condizione, gli unici fenomeni rilevanti sono la propagazione rettilinea, la riflessione (speculare o diffusa, quest'ultima detta anche diffusione) e la rifrazione ed è possibile dare una spiegazione approssimata, ma sufficiente in molti casi, del funzionamento di specchi, prismi, lenti e dei sistemi ottici costruiti con essi. Uno dei primi studiosi di tale disciplina fu Claudio Tolomeo, astronomo, astrologo e geografo greco antico di epoca imperiale, di lingua e cultura ellenistica, che visse e lavorò ad Alessandria d'Egitto: con la sua opera "Ottica" vengono discussi fenomeni di riflessione e rifrazione partendo da basi empiriche. Con il tempo questa divenne una scienza studiata non solo a livello geometrico, basandosi quindi non solo più su concetti legati a immagine reale (figura che si viene a formare dall'unione dei raggi convergenti) , immagine virtuale (riproduzione che si crea dall'unione dei raggi divergenti) e fuoco (definito come il punto in cui convergono i raggi che provengono paralleli all'asse ottico) ma bensì tenendo anche conto della natura ondulatoria della luce come radiazione elettromagnetica.











La fine: sintesi del blog - STEP #25

Con il termine immagine si vuole indicare la forma esteriore degli oggetti corporei , in quanto viene percepita attraverso il senso della v...