Visualizzazione post con etichetta ritratto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ritratto. Mostra tutti i post

martedì 9 giugno 2020

Società dell'immagine: quando l'apparire conta più dell'essere

Viviamo nella cosiddetta “civiltà dell’immagine” e pertanto non ci stupiscono i dati Censis 2007, secondo i quali solo il 33% dei ragazzi tra i 18 e i 25 anni si piace così com'è, mentre il 56% esprime l’aspirazione a migliorare il proprio aspetto. Infatti all'aspetto fisico viene attribuita molta importanza nelle varie occasioni della vita di società.  I dati del Censis evidenziano l’aspirazione della maggior parte degli adolescenti a migliorare il proprio aspetto; penso che tali risultati non siano altro che la conferma di una società dell’immagine, dove i giovani  si trovano a seguire un modello culturale che punta molto all'esteriorità, mai come oggi siamo stati così circondati da figure ed immagini.
Nella società attuale, definita appunto società dell'immagine, si ha un imponente sviluppo dell'aspetto visivo del vivere umano, conta il suo  modo di rappresentarsi, il suo mostrare e mostrarsi. L’apparenza sembra “impossessarsi” dell’aspetto interiore, come se l'immagine esteriore svuoti quasi completamente l'interiorità. Viviamo quindi in una società in cui conta di più l’apparire rispetto all'essere o meglio dove l’essere coincide con l’apparire.
La nostra è una società che fa riferimento ad immagini-idolo…una cultura fatta di modelli e icone generati dal mondo della pubblicità, dello sport, dello spettacolo, della televisione…fino ad arrivare alle nuove tecnologie, per le quali la condivisione di immagini è un aspetto fondamentale.
Con l’affermarsi sempre più smisurato di internet, si sono creati molti blog come Facebook e Instagram dove l'immagine è l'unica cosa che conta. Fotografate in pose accattivanti, le giovani adolescenti cercano di attirare l’attenzione dell’altro sesso…tutto per il gusto di farsi notare, lasciare che chiunque possa ammirare il proprio corpo. Nel contesto in cui viviamo, impregnato di pubblicità e messaggi da parte dei mass media, il corpo è diventato un oggetto da esibire e sembra essere l’unico messaggio che vale.

sabato 23 maggio 2020

Gli impressionisti: come la realtà vista tramite nuove immagini

Se nel nostro immaginario Parigi appare così romantica, con i pittori intenti a dipingere la Senna con una tavolozza tra le dita, probabilmente è merito degli impressionisti: un gruppo di artisti coraggiosi che decise di lasciarsi alle spalle il buio dei loro atelier per scendere in strada a dipingere e raccontare in modo personale e inconfondibile la loro città. Probabilmente non sapevano che con le loro opere avrebbero cambiato per sempre l’immagine di Parigi, trasformando la Ville Lumière in una capitale romantica e dolcemente malinconica. Alla base di tutto non c’era altro che un gruppo di amici, artisti di talento un po’ scapestrati, che non ne potevano più delle ferree regole imposte dalla cultura accademica dell’epoca. Con l’energia e l’entusiasmo dei rivoluzionari decisero di disobbedire a quelle regole che consideravano antiquate perché ritenevano fosse scorretto porre freni alla creatività e, senza saperlo, quegli artisti stavano scrivendo una pagina indelebile nella storia dell’arte.

 Claude Monet, 1872 - Musée Marmottan Monet, Parigi
"Impressione, levar del sole"
L’Impressionismo è una corrente artistica nata a Parigi nella seconda metà dell’Ottocento, precisamente tra il 1860 e il 1870, e durata fino ai primi anni del Novecento. Lo stesso nome “impressionismo” deriva dal giudizio poco lusinghiero del critico d’arte Louis Leroy che, prendendo spunto dall’opera di Claude Monet Impressione. Levar del sole (sotto) fece dell’ironia sul modo di dipingere di quel giovane gruppo di artisti, considerando le loro opere incomplete, poco più che “impressioni”, appunto. Nasce in contrapposizione all’arte accademica dell’epoca sfidando la critica con opere apparentemente incomplete, spesso realizzate in poche ore: infatti il punto cardine dell’arte impressionista è la pittura “en plein air” (all’aria aperta). Gli artisti impressionisti abbandonano il chiuso degli atelier per dipingere la realtà “dal vivo” e cogliere così l’infinita varietà della sfumature che compongono i colori. Questo nuovo approccio alla pittura è reso possibile anche grazie all’invenzione del “cavalletto da campagna” (portatile) e dei colori in tubetto, più pratici da usare negli spostamenti e più immediati, visto che non costringono l’artista a mescolare i pigmenti per formare i colori. Le opere degli impressionisti non rappresentano la realtà così com’è ma in base a come viene percepita dall’occhio dell’artista nel momento in cui la dipinge. I colori non sono più mescolati sulla tela ma vengono semplicemente accostati, dando vita a spettacolari contrapposizioni cromatiche (es. I papaveri di Monet) e a immagini non chiaramente definite, quasi sfocate.
Claude Monet, 1873 - Musée d'Orsay, Parigi
"I papaveri"


Fonti: https://dueminutidiarte.com/2015/09/26/impressionismo-artisti-opere-riassunto-arte/

venerdì 24 aprile 2020

Le immagini del mondo ai tempi del Covid-19 - STEP #11

24/04/2020: mancano 10 giorni ad un primo allentamento alle norme restrittive imposte dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, le quali imponevano una quarantena forzata a tutti gli italiani. Tale norma ci venne imposta a inizio marzo e, da allora, la vita di tutti è stata profondamente cambiata: a partire dagli studenti fino ad arrivare ai professori (i quali hanno dovuto improvvisare nuove modalità di lezione, prima di allora mai viste), dai fagli ai genitori (che, per chi ne avesse la possibilità, avrebbe dovuto proseguire la propria attività lavorativa in modalità smart working)...
Inevitabilmente, ogni periodo storico, positivo o negativo che sia, condiziona anche l'arte e l'esempio sotto riportato è la perfetta immagine per la situazione che si è venuta a generare.


Considerazioni personali
Il celebre quadro ritrae una Monna Lisa che si è dovuta adattare alla situazione vigente, in un museo del Louvre completamente deserto, ricco di modelli ma privo di ammiratori. La Gioconda, infatti, ironicamente rappresentata da un artista tedesco, viene raffigurata con una mascherina di protezione, strumento che è stato recentemente raccomandato dalle autorità per impedire il contagio tra infetto e persona sana. Il quadro, opera iconica ed enigmatica, si fa quindi portatore di un messaggio chiaro: la prevenzione è essenziale in questo periodo di crisi sanitaria, e rispettare le norme restrittive vigenti è un'azione necessaria per rallentare i contagi. 

Fonti:https://pixabay.com/it/illustrations/monalisa-mona-lisa-corona-virus-4893660/

martedì 21 aprile 2020

Come preservare la storia artistica di un Paese: il restauro di quadri

l restauro dei dipinti costituisce l’insieme delle operazioni atte a prolungare la vita del manufatto e implica un intervento sulla materia. Per estensione con “restauro” si intende il risultato dell’intervento ed anche la parte sottoposta a restauro. Secondo la Carta della Conservazione e del Restauro degli oggetti d’arte e di cultura (1987), il termine identifica “qualsiasi intervento che, nel rispetto dei principi di conservazione e sulla base di previe indagini conoscitive di ogni tipo, sia rivolto a restituire all’oggetto , nei limiti del possibile, la relativa leggibilità e, ove occorra, l’uso”.
Al di là di una precisa ma generica formula, il termine restauro dipinti si apre a molteplici definizioni, implicando non solo metodologie tecnico-scientifiche ma parametri critico-estetici, per i quali valga, a titolo esemplificativo, la nota definizione data da Cesare Brandi: “Il restauro costituisce il momento metodologico del riconoscimento dell’opera d’arte nella sua consistenza fisica e nella duplice polarità estetico-storica in vista della sua trasmissione al futuro”.
Nel restauro dipinti si è soliti riferirsi con espressioni – peraltro discusse e contestate in vari ambiti – a due principali fasi di intervento: restauro estetico e restauro conservativo.
Con “restauro estetico” ci si riferisce genericamente alle operazioni non direttamente tese a consolidare la parte materica dell’opera, come nel restauro conservativo, ma volte a restituire leggibilità all’opera, quali le operazioni di pulitura e di reintegrazione pittorica. Tali azioni sono caratterizzate dalla necessità di affiancare alle metodologie tecnico-scientifiche riflessioni e quindi scelte dipendenti da fattori di ordine critico-estetico, secondo un modo di procedere particolarmente caratteristico della scuola di restauro italiana.
Il “restauro conservativo” è invece l’intervento di restauro che si limita a consolidare l’esistente, escludendo operazioni di ricostruzione o di reintegrazione (come nel caso del restauro estetico). Nel restauro dipinti, ad esempio, vengono essenzialmente individuate con l’espressione le operazioni tese a consolidare il supporto, la preparazione e il colore, ovvero gli interventi finalizzati a migliorare le caratteristiche meccaniche del manufatto e a bloccare, per quanto è possibile, i processi di degradazione chimico-fisica e biologica in atto.

Fonti: https://artenet.it/restauro-dipinti/

mercoledì 15 aprile 2020

L'immagine dell'esteta: il ritratto di Dorian Grey - STEP #06

L'Estetismo ottocentesco fu un corrente culturale-artistica sviluppatasi in Europa in seguito al rifiuto dei canoni realistici  proposti nel secolo precedente, dagli interessi materiali e dal profitto. Si propone quindi una nuova tendenza letteraria volta sull'immagine del soggetto e alla ricerca del bello come fine assoluto. Uno dei pionieri di tale movimento nel Regno Unito fu Oscar Wilde, il quale, tramite il suo romanzo "il ritratto di Dorian Grey", propone prima un attenta analisi sul concetto di esteta, fino poi ad arrivare a un esame sulla sua degenerazione.

«Allora era vero? Il ritratto era effettivamente cambiato? Oppure solo l'immaginazione gli aveva fatto vedere un'espressione malvagia là dove prima c'era un'espressione di gioia? Era proprio impossibile che una tela dipinta mutasse?»

 -Brano tratto dal capitolo VII de "Il ritratto di Dorian Grey" - Oscar Wilde, 1891.




Nel celebre romanzo di Oscar Wilde, il protagonista viene presentato come un bellissimo ragazzo, amico di Basil Hallward (celebre pittore nella Londra vittoriana) e di Henry Wotton, uomo che mostrerà a Dorian il senso della bellezza e della vita mondana. Ammaliato dalla descrizione della vita data da quest'ultimo, l'adolescente capisce che l'unico bene che si possiede è la bellezza giovanile e si mostra disposto a tutto pur di non perderla, fino ad arrivare a "stringere un patto con il diavolo", accordo che permetterà al personaggio principale di non sentire sul volto la vecchiaia a discapito del ritratto che presenterà rughe e deformazioni (quest'ultime dovute dalle azioni considerate deplorevoli). In particolare, il periodo preso in analisi, mostra le considerazioni che Dorian propone in merito al proprio ritratto: il volto che poco prima si mostrava gioioso, ora mostra un riso beffardo e cattivo.

Immagini: https://i.pinimg.com/originals/a3/3b/4d/a33b4d0c5fa6240b2b2af9ca542c77a6.jpg

La fine: sintesi del blog - STEP #25

Con il termine immagine si vuole indicare la forma esteriore degli oggetti corporei , in quanto viene percepita attraverso il senso della v...