Fin dalle prime civiltà si è capita l'incredibile forza comunicante delle immagini. La storia delle immagini iniziò con la pittura rupestre (una primitiva forma di pittura riportata sulle pareti di grotte
risalenti alla preistoria a partire dal Paleolitico). Numerosi storici hanno definito tale pratica come
una prima forma di magia per propiziare la caccia, altri invece credono che fosse arte fatta per il solo piacere di farla, altri ancora rappresentazioni dei "totem", animali delle tribù. Purtroppo è impossibile attribuire un preciso e univoco significato a tali incisioni, in quanto la cultura dell'epoca è troppo distante da quella odierna e tale abisso temporale ci impedisce di coglierne i dettagli più importanti. Tuttavia è possibile ritrovare nelle pitture un punto in comune: tali rappresentazioni avevano lo scopo di lasciare un segno agli uomini futuri, indicando la zona come un "luogo capace di parlare allo spirito", quello che oggi può essere ricondotto a una meta di pellegrinaggio.
Con il passare dei secoli, l'uomo si è specializzato, ha affinato la propria tecnica, riuscendo così a compiere vere e proprie opere d'arte. Se si pensa infatti allo stretto legame che si ha tra religione e arte, non si può non ricordare le incredibili rappresentazioni di Michelangelo esposte sulla monumentale Cappella Sistina (lo scopo principale della pittura cristiana era quella, soprattutto in epoca medievale, di raccontare storie di santi e martiri alla popolazione analfabeta). Se si prosegue poi con l'analisi artistica dei secoli a venire, si può notare che i più grandi esponenti europei a livello artistico sono sempre stati commissionati da "mecenati" con l'intenzione di rappresentare opere legate alla cristianità, o in senso più ampio alla religione. Si capisce quindi che le immagini sono nate con l'intenzione di trasmettere messaggi ampi e profondi, spesso legate alle necessità umane.
Tuttavia il potere comunicativo delle immagini è stato spesso sfruttato anche per veicolare messaggi
di propaganda politica. Se si pensa agli ultimi 100 anni infatti, è incredibile pensare a come alcuni dittatori siano riusciti ad ottenere il consenso popolare basandosi anche sulle campagne politiche, condotte attraverso dibattiti ma soprattutto veicolando i propri obiettivi politici tramite immagini e rappresentando il leader del partito politico come un "salvatore
della patria". Tale impiego deplorevole delle immagini volto anche alla nascita aperte manifestazioni antisemite, permette di capire con quanta facilità un concetto possa raggiungere milioni di persone tramite un veloce sguardo al manifesto. Tuttavia, sempre grazie all'immortalità delle immagini, ci verrà ricordato i motivi per cui uomini con certe convinzioni non dovranno più salire al potere. Se ne evince quindi che le immagini hanno anche una grande forza rimembrante. Proseguendo poi con l'analisi etica delle immagini, oggi si può affermare che queste sono oggetto di studio di numerosi sociologi, in quanto costituiscono il principale mezzo di pubblicizzazione di beni materiali che diversamente sarebbe difficile esibire al grande pubblico.
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sabato 30 maggio 2020
giovedì 28 maggio 2020
Nello Zibaldone di Leopardi: come le immagini influenzano la nostra vita. La Teoria del piacere - STEP #20
Se ci si addentra nella ricerca del termine "immagine" nello Zibaldone, non è difficile trovare in tale
diario numerosi ricorsi al vocabolo in questione. Primo tra tutti è sicuramente la "Teoria del piacere", così come esplicitamente lui stesso la chiama. Tale riflessione è espressa come un breve e coeso saggio filosofico, la quale evidenzia un’idea ben precisa: ogni uomo, nel suo agire, mira "al piacere, ossia alla felicità"; questa tendenza al piacere non conosce limiti perché connaturata all’esistenza; al contrario, i mezzi attraverso i quali l’uomo cerca di soddisfarla, i "piaceri", sono limitati, temporanei ed effimeri. Ne consegue la distanza incolmabile tra desiderio del piacere ed effettiva possibilità di soddisfarlo. Attraverso una serie di affermazioni, il poeta recanatese costruisce la propria teoria partendo dall'affermare che il desiderio del piacere è infinito per durata e per estensione. Di tutt'altra natura è invece il conseguimento di un oggetto di desiderio, in quanto questo non spegne il desiderio del piacere, poiché risponde con qualcosa di finito a una richiesta infinita. Dunque soltanto l’immaginazione può soddisfare il desiderio del piacere, desiderio che è infinito, perché soltanto l’immagine astratta può riprodurre oggetti infiniti per numero, per durata e per estensione; l’uomo sperimenta una condizione di felicità quando può soddisfare la propria infinita sete di piacere con questi oggetti infiniti illusori, creati dalla sua facoltà immaginativa. Continua l'autore affermando che solo madre natura aveva disposto gli uomini al piacere facendoli ignoranti, cioè capaci di illusioni e di immaginazione. Tale filosofia è ritrovabile anche in poesia con la poetica del vago e dell’indeterminato, le quali sono fonti di piacere in quanto attivano l’immaginazione (ciò che è indefinito non può essere percepito dalla ragione perché la ragione non ha la capacità di concepire oggetti: il caso più esemplare è "L'infinito", poesia in cui il poeta si lascia trasportare dall'immaginazione verso l’incerto, proiettando l’idea di questo piacere in uno spazio e in una durata non quantificabili).
diario numerosi ricorsi al vocabolo in questione. Primo tra tutti è sicuramente la "Teoria del piacere", così come esplicitamente lui stesso la chiama. Tale riflessione è espressa come un breve e coeso saggio filosofico, la quale evidenzia un’idea ben precisa: ogni uomo, nel suo agire, mira "al piacere, ossia alla felicità"; questa tendenza al piacere non conosce limiti perché connaturata all’esistenza; al contrario, i mezzi attraverso i quali l’uomo cerca di soddisfarla, i "piaceri", sono limitati, temporanei ed effimeri. Ne consegue la distanza incolmabile tra desiderio del piacere ed effettiva possibilità di soddisfarlo. Attraverso una serie di affermazioni, il poeta recanatese costruisce la propria teoria partendo dall'affermare che il desiderio del piacere è infinito per durata e per estensione. Di tutt'altra natura è invece il conseguimento di un oggetto di desiderio, in quanto questo non spegne il desiderio del piacere, poiché risponde con qualcosa di finito a una richiesta infinita. Dunque soltanto l’immaginazione può soddisfare il desiderio del piacere, desiderio che è infinito, perché soltanto l’immagine astratta può riprodurre oggetti infiniti per numero, per durata e per estensione; l’uomo sperimenta una condizione di felicità quando può soddisfare la propria infinita sete di piacere con questi oggetti infiniti illusori, creati dalla sua facoltà immaginativa. Continua l'autore affermando che solo madre natura aveva disposto gli uomini al piacere facendoli ignoranti, cioè capaci di illusioni e di immaginazione. Tale filosofia è ritrovabile anche in poesia con la poetica del vago e dell’indeterminato, le quali sono fonti di piacere in quanto attivano l’immaginazione (ciò che è indefinito non può essere percepito dalla ragione perché la ragione non ha la capacità di concepire oggetti: il caso più esemplare è "L'infinito", poesia in cui il poeta si lascia trasportare dall'immaginazione verso l’incerto, proiettando l’idea di questo piacere in uno spazio e in una durata non quantificabili).
mercoledì 27 maggio 2020
L'immagine nell'utopia: le pubblicità sociali come strumento di sensibilizzazione - STEP #19
La nostra generazione è nata e sta vivendo in un mondo profondamente diverso da quello dei nostri padri e dai nostri nonni. Se si pensa alla nostra infanzia, infatti, non è difficile trovare un ricordo legato a un momento in cui siamo stati ammalati da un classico della Disney, da quello che oggi può essere definito sotto tutti gli aspetti una vera e propria "favola" o "fiaba" su schermo. Tale progresso è stato frutto dell'evoluzione dei mezzi tecnologici che hanno permesso di visionare i racconti a discapito dell'immaginazione, trasmettendo comunque una morale di fondo (che vada dal parteggiare per i deboli all'aver cura dell'altro, dal vivere senza troppi pensieri all'aver cura dell'ambiente). Messaggi etici analoghi possiamo trovarli anche nelle "Pubblicità sociali", ovvero una forma di comunicazione volta a trasmettere un messaggio di interesse generale, sensibilizzare l'opinione pubblica su una causa o una problematica e promuovere o disincentivare un determinato comportamento. La pubblicità sociale sfrutta le caratteristiche, gli strumenti e le strategie tipiche della comunicazione pubblicitaria per informare o sensibilizzare l’opinione pubblica su un dato argomento, per promuovere l’adozione di un comportamento o uno stile di vita o per incentivare le donazioni in favore di una causa specifica: slogan , fotografie, spot e altri strumenti pubblicitari vengono dunque usati nelle campagne di pubblica utilità allo scopo di incentivare il cambiamento sociale. Si tratta, dunque, di una forma di pubblicità non profit, cioè che non ha, come fine ultimo, la vendita di prodotti o servizi, bensì l’adozione di un determinato comportamento o il tentativo di risoluzione di una precisa problematica. Per coinvolgere il target di riferimento e aumentare l’efficacia della comunicazione vengono adottate differenti strategie volte a suscitare delle emozioni e a generare degli atteggiamenti specifici negli individui, portandoli ad accogliere il messaggio veicolato o a sposare una determinata causa. Le immagini usate hanno dunque il compito di shoccare l'osservatore, al fine di evidenziare il messaggio in questione.
Nel caso sopra riportato è presente un forte contrasto tra gli gli elementi visivi drammatici e l’allegra canzone di Kool & the Gang "Celebrate good times… Come On!": questo brano è cantato da medici e infermieri che cercano di salvare la vita di diverse vittime di un incidente stradale e dall’agente di polizia che annuncia la morte di un parente a una donna. Si fa, poi, frequentemente ricorso allo storytelling negli spot di pubblicità sociale per presentare in maniera accattivante, interessante e realista gli argomenti da affrontare: partendo da singole storie (reali o fittizie) di individui, vengono illustrate svariate problematiche, come situazioni di crisi umanitaria provocate dalla guerra, che colpiscono enormi gruppi di persone.
mercoledì 29 aprile 2020
L'immagine nella filosofia medievale: l'immagine come parola - STEP #12.1
Nella filosofia Medievale è ricorrente trovare pensieri collegati al concetto di immagine: la cultura infatti era controllata da un esiguo numero di persone, rappresentato dai funzionari della chiesa e dalle più ricche famiglie europee. Si capì quindi che per comunicare un pensiero era necessario "parlare per immagini", le quali contengono pensiero stesso. In questo periodo infatti il tasso di alfabetizzazione era bassissima e la Chiesa, per comunicare con i credenti, si serviva di illustrazioni basandosi su quadri, affreschi sulle pareti delle chiese, vetrate gotiche e bassorilievi. Queste fanno parte del linguaggio visivo che, come il
linguaggio verbale, ha delle regole e delle strutture, una grammatica e una
sintassi, sebbene molto più intuitivo. A livello percettivo le immagini sono l’aggregazione di
elementi semplici come le linee (orizzontali, verticali, curve ecc…), oppure di
forme o figure o spazi (rapporto di vicinanza, lontananza, vuoti e pieni,
figura/sfondo ecc…), oltre che di luci, ombre e colori. Tali elementi
all’interno di ogni processo visivo vengono riconosciuti, organizzati, riempiti
di un senso. Se, ad esempio, in una scatola parallelepipeda o cubica riconosco
una casa, ho compiuto uno slittamento di senso nell’analogia formale. Si
potrebbe anche realizzare il percorso inverso, di ritrovare nelle cose una
forma originaria che ne costituisce la struttura depositata nel nostro
patrimonio visivo: gli stereotipi, i segni iconici.

Da tutto ciò deriva che perché il processo comunicativo si
realizzi è necessaria la presenza di codici, ovvero di relazioni tra
significati e significanti, tra segni e oggetti. Solo l’esistenza e la
conoscenza di un codice comune scelto per comunicare, garantisce la
comprensione fra gli individui. Uno dei "filosofi" più di rilievo sotto questo punto di vista furono papa Gregorio Magno, il quale, prima di tutti, capì la necessità di trasmettere il messaggio evangelico anche alle famiglie più povere (e quindi meno alfabetizzate).

Fonti:https://www.mondimedievali.net/Artemedievale/narrare/introduzione.htm
Immagini: Immagine vetrata gotica
Immagine bassorilievo medievale
Immagini: Immagine vetrata gotica
Immagine bassorilievo medievale
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